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Se niente importa. Perchè mangiamo gli animali? Di Jonathan Safran Foer. Edito da Guanda.

Ma come, non hai mai letto il libro di Safran Foer?!

Ehm, a dire il vero no.. confessavo poche settimane fa davanti a un’amica che mi fissava con aria stupita. Lei è una di quelle amiche storiche con cui condividi tutto, tranne i fidanzati. Siamo cresciute insieme, ci siamo scambiate vestiti, libri, CD. A un certo punto io sono diventata vegana. Lei no. Abbiamo parlato tante volte di questo argomento, pur condividendo i principi della mia scelta, lei proprio non ne voleva sapere di rinunciare alla bistecca. Figurarsi. E il sushi? Beh, per una volta a settimana..  L’hamburger? Ma sì, uno ogni tanto che vuoi che sia!! Uh, e il roastbeef con le patate. Ma solo ogni tanto.

Poi arriva un giorno, dopo qualche settimana che non ci sentivamo, ed esordisce dicendomi di aver smesso di mangiare animali e loro derivati. E di essere molto soddisfatta di questa scelta. Merito di un libro. Se niente importa, di Jonathan Safran Foer ( sì, proprio lui, quello di Ogni cosa è illuminata ).

Bene. Ho subito sentito un’invidia fotonica per questo uomo, che è riuscito là dove io tante volte avevo trovato un muro. Com’è possibile che qualcun altro, un estraneo per giunta, sia riuscito a portare un cambiamento tanto grande nella vita della mia amica?

In realtà, confesso, ero soprattutto scettica. Sarà mica come quei libri per smettere di fumare o che so.. io a quelle strategie non ho mai creduto. Insomma, se uno decide di smettere non ha certo bisogno di leggere un libro.

A un certo punto mi sembrava che tutti intorno a me lo stessero leggendo. Tutti ne parlavano. Persino il mio compagno. Quel libro era arrivato a casa nostra. Se andavo in metro  c’era qualcuno seduto di fianco con l’inconfondibile copertina arancione e la testa di mucca ben in vista. Passavo davanti alla vetrina di una libreria e me lo trovavo lì, quasi a fissarmi.

Così alla fine ho ceduto. E l’ho letto tutto d’un fiato.

Arrivati alla fine del libro ci si sente un po’ come deve essersi sentito Neo in Matrix. Hai visto tutto quello che c’è da vedere. Ora a te la scelta. Pillola blu o rossa? Come a dire, continuare a mangiare animali o no?

Se niente importa è frutto di un’indagine durata quasi tre anni, che è insieme racconto, inchiesta e testimonianza e che invita tutti alla riflessione, indicando nel dolore degli animali – e soprattutto nella nostra sensibilità verso chi è inerme e senza voce- il discrimine fra umano e inumano, fra chi accetta senza battere ciglio le condizioni imposte dall’allevamento industriale e chi le mette in discussione.

In realtà, come sottolinea più volte lo stesso autore, non vuole essere un manifesto del vegetarianesimo. Sta di fatto che fornisce quantità di dati, statistiche, studi, ci fa riflettere, e infine ci mette di fronte a una scelta. Da che parte stare. Matrix o non Matrix.

Un libro che può interessare chi è completamente a digiuno dell’argomento, ma anche chi pensava di sapere già tutto quello che c’è da sapere sul perché mangiamo gli animali.

Per dirne un paio. Sapete che i palangari utilizzati dalla moderna pesca industriale possono raggiungere i 120 chilometri di lunghezza, pari alla distanza che separa il livello del mare dallo spazio? O che gli americani scelgono di mangiare meno dello 0,25 % del cibo commestibile conosciuto del pianeta? E che l’allevamento degli animali contribuisce al riscaldamento globale per un 40% in più rispetto a tutto il settore mondiale dei trasporti nel suo complesso, diventando così la causa numero uno dei cambiamenti climatici?

Mark Twain diceva che smettere di fumare è tra le cose più facili che una persona possa fare: lui smetteva in continuazione. Safran Foer, prima di questa indagine, metteva il vegetarianismo nella lista delle cose facili da fare, per poi ritrovarsi più volte a smettere e ricominciare, senza troppa convinzione. Fino a quando nella sua vita qualcosa è cambiato per sempre. Alla nascita del suo primo figlio, Foer inizia a interrogarsi su come nutrirlo nel modo giusto, non solo dal punto di vista nutrizionale, ma anche etico. A quel punto, una volta venuto a conoscenza dei fatti che narra nel libro, si è sentito costretto a cambiar vita.

Come scrive nelle ultime pagine, che io sieda  alla tavola globale, con la mia famiglia o con la mia coscienza, l’allevamento industriale, per quanto mi riguarda, non appare solo irragionevole. Accettarlo –nutrire la mia famiglia con il cibo che produce, sostenerlo con i miei soldi- mi renderebbe meno me stesso, meno nipote di mia nonna, meno il figlio di mio padre. Questo voleva dire mia nonna quando disse: “Se niente importa, non c’è niente da salvare”.

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